Il Cantiere Welfare non è un nuovo “cartello” di organizzazioni del volontariato e del terzo settore, ma uno spazio di riflessione e di iniziativa politica sui temi del welfare e della sicurezza sociale, che si propone di esprimere un pensiero politico in grado di incidere in modo significativo sulle politiche nazionali e locali. Tra i promotori dell’iniziativa figurano parecchie, qualificate organizzazioni del terzo settore e del volontariato italiani: tra gli altri Casa della Carità, CNCA, CeAS, CGM, ACLI, Antigone, ERIT, FeDerSerD, FICT, FISH, Forum Droghe, LILA, Lunaria, MOVI. Ma sono numerose le organizzazioni di rilevanza locale e le persone che hanno già sottoscritt la lettera aperta da cui ha preso avvio la raccolta delle adesioni.
Gli aderenti all’iniziativa ritengono che non sia più rinviabile un riconoscimento pieno, da parte della politica e degli altri attori sociali, della soggettività politica del Terzo settore e del volontariato e della funzione pubblica da essi svolta; inoltre, chiedono con forza che la questione sociale sia assunta da tutti come “la questione” più importante che ha di fronte il Paese. L’iniziativa, infatti, nasce anche dall’insoddisfazione che le organizzazioni sociali provano nei confronti del mondo politico e delle istituzioni, dal rischio che le organizzazioni civiche siano chiamate solo a svolgere compiti di controllo sociale e non valorizzate per il proprio patrimonio di valori e di competenze e che la tutela dei diritti e la risposta ai bisogni sociali rimangano ai margini dei programmi politici e dell’azione di governo.
Il Cantiere vuole appunto cambiare questo stato di cose attraverso un vasto coinvolgimento di persone e organizzazioni.
Le organizzazioni che hanno aderito al Cantiere Welfare sottoscrivendo la lettera aperta si sono già incontrate in un primo appuntamento “costituente” il 19 giugnoa a Milano. Una giornata di riflessione dal titolo Senza inclusione non c’è sicurezza. Più che che una piattaforma concreta di proposte dall’incontro milanese è arrivato un monito bipartisan al ceto politico nel suo insieme: non ci si aspetti dal privato sociale né deleghe in bianco né acquiescenza a logiche di sussidiarietà.
In sostanza:
no a un ruolo subalterno del privato sociale, spesso escluso dal tavolo delle politiche, salvo essere poi chiamato ad offrire opera di supplenza istituzionale nei casi di emergenza nazionale;
no a una rappresentazione del terzo settore come “ammortizzatore sociale” delle suddette emergenze: la presenza nei campi nomadi, tanto per fare un esempio, non può e non deve essere strumentalizzata dalle istituzioni, specie se portatrici di “politiche d’ordine”, come indiretto fattore di controllo delle situazioni più esplosive;
no alla logica del trasferimento monetario come unica soluzione alla cronica carenza dei servizi di welfare: le sigle aderenti al Cantiere Welfare ritengono che, come il passato già insegna, questa possa rivelarsi solo una scorciatoia, col rischio di:
a) riversare sulle famiglie il peso di una vera integrazione dei soggetti portatori di disagio (siano persone con handicap, o affette da dipendenze e disturbi psichici);
b) lasciare fuori dal perimetro degli interventi le soggettività più deboli (senza casa, carcerati, extracomunitari, donne maltrattate).
sì, invece, all’avvio di una grande stagione di formazione per chi opera nel sociale: portare a galla le esperienze di intervento, metterle a confronto, trarne principi ispiratori e metodiche replicabili significa mettere a fuoco una politica del welfare bottom-up che segni la strada o almeno accompagni le politiche che piovono dall’alto, dando al contempo soggettività adulta a chi ne è portavoce.
Dopo il primo “incontro costituente” del 19 giugno il confronto tra le sigle aderenti al Cantiere Welfare proseguirà innanzitutto su questo sito web. Aperto al contributo e alle riflessioni di tutti i cittadini interessati a un “sociale per tutti”, che crei inclusione nel segno dell’equità e della giustizia.